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martedì 19 giugno 2012

Il petrolio nel delta del Niger: Eni, Shell, Total a che gioco giochiamo?


“La responsabilità ambientale costituisce uno dei pilastri fondamentali dell'agire sostenibile ed è strettamente connessa alla capacità di un'impresa di creare valore. La richiesta di valutazione, controllo e mitigazione degli impatti sull'ambiente si estende a tutto il ciclo di vita delle attività e dei prodotti oltre che a fornitori e clienti. L'approccio Eni comprende la valutazione dell'impatto ambientale e sociale delle attività, effettuato attuando il massimo coinvolgimento degli stakeholder locali”. A parlare è proprio l'Eni, multinazionale del petrolio, che si è fatta bella ai nostri occhi con pubblicità che richiamano valori puri ed eticamente ineccepibili. Brava Eni.
 
 

Belle parole davvero. Toccanti, profonde, piene di sensibilità. Innovazione è una parola per immaginare il futuro. Quale futuro? Collaborazione è una parola per crescere insieme. A quale costo? Cultura è una parola da condividere. Che merita rispetto. Insomma una presa in giro. Bella e buona. Non è una novità. Nel delta del Niger da molti anni l'Eni ha contribuito a inquinare l'ambiente circostante danneggiando irrimediabilmente la pesca, l'agricoltura, le foreste di mangrovie. Oltre all'aria irrespirabile dovuta al gas flering che rende impossibile la vita della popolazione che continua a morire a causa delle attività estrattive con la connivenza di miliziani e politicanti corrotti. Dulcis in fundo le ultime fuoriuscite di petrolio provocate dalla corrosione degli oleodotti, dalla scarsa manutenzione delle infrastrutture, da errori umani o da deliberati atti di vandalismo e furti di petrolio. Un business senza fine, quello di Eni, Total e Shell che non ha minimamente migliorato le condizioni degli abitanti del delta del Niger che continuano, così, a rappresentare una delle aree più povere del Pianeta. Inoltre vengono privati, senza possibilità di scelta, di condizioni accettabili di lavoro e di vita. Non esistono diritti umani qui. Non è possibile la vita. E' accettata solo la distruzione a qualsiasi costo. Ambientale e sociale. Senza scrupolo, senza coscienza. La dignità non esiste. Non deve esistere. Grazie Eni, Shell, Total. Ora però dovete delle risposte. Amnesty International ha fatto delle domande ben precise ai gruppi petroliferi e in particolare alla Shell. C'è stato un botta e risposta che ha avuto come unico risultato il fatto di perdere ulteriore tempo.  Davide contro Golia, forse. Ma a noi piace credere nelle favole.

 
 
Per saperne di più sul botta e risposta Amnesty International-Shell:

http://www.iopretendodignita.it/sites/default/files/userfiles/file/att/Risposta%20shell%20ad%20AI.pdf
http://www.iopretendodignita.it/sites/default/files/userfiles/file/att/risposta%20AI%20a%20Shell.pdf

6 commenti:

  1. Non conoscevo questa situazione in Nigeria e sinceramente abbinata alla campagna pubblicitaria mette davvero i brividi.
    Una parola nello specifico sullo spot: "innovazione", se fosse vero, ci potrebbe anche stare..."collaborazione" sarebbe molto molto tirata ma "cultura" da dove diavolo l'han tirata fuori per una compagnia petrolifera? Perché deve disegnare un libro?
    Comunque il tutto mi stava già sull'anima prima di leggere il tuo articolo, ora non si salva neanche la canzone, che prima mi piaceva. Forse.

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  2. Forse si intende la "cultura" del fare denaro. A mettere i brividi sono le dichiarazioni di intenti sbandierate dalle compagnie petrolifere. Sostenibilità, rispetto, partecipazione dei locali, sviluppo, crescita, nuove possibilità di occupazione, certificazioni ambientale, impatto zero. Insomma una carrellata di contraddizioni. E noi qui a guardare. Impotenti. E contenti di fare benzina con qualche promozione che ci permette di rispoarmiare qualche centesimo. E intanto incalzano le vittime.

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  3. Tra l'altro sono andato a leggere un pezzo della risposta che viene data ad Amnesty International ed è curiosa la sfacciataggine con cui chi scrive applica lo storytelling come artificio fuorviante, come se l'interlocutore fosse il bambino a cui raccontare la bella storiella. Dopo poche righe di introduzione retorica, viene subito presentato il caso particolare di una piccola località in cui il rapporto tra la popolazione locale e le attività della compagnia va a meraviglia.
    Non è che Amnesty International seleziona i militanti secondo il criterio per cui se a scuola hanno imparato la differenza fra la parte e il tutto, vanno respinti? Mi viene il dubbio...

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  4. A proposito di Shell e delta del Niger, è molto interessante (e agghiacciante) la vicenda che coinvolse Ken Saro Wiwa. Saviano l'anno scorso ne diede testimonianza toccante. Ma è uno dei tanti esempi purtroppo...

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  5. Come non ricordare lo scrittore nigeriano Ken Saro Wiwa che, con altri otto attivisti schierati contro l'attività della Shell, furono condannati a morte da un tribunale militare e uccisi il 10 novembre 1995.
    Questo il lucido e agghiacciante discorso di Ken Saro Wiwa prima di morire:

    "Signor Presidente, tutti noi siamo di fronte alla Storia. Io sono un uomo di pace, di idee. Provo sgomento per la vergognosa povertà del mio popolo che vive su una terra molto generosa di risorse; provo rabbia per la devastazione di questa terra; provo fretta di ottenere che il mio popolo riconquisti il suo diritto alla vita e a una vita decente. Così ho dedicato tutte le mie risorse materiali ed intellettuali a una causa nella quale credo totalmente, sulla quale non posso essere zittito. Non ho dubbi sul fatto che, alla fine, la mia causa vincerà e non importa quanti processi, quante tribolazioni io e coloro che credono con me in questa causa potremo incontrare nel corso del nostro cammino. Né la prigione né la morte potranno impedire la nostra vittoria finale. Non siamo sotto processo solo io e i miei compagni. Qui è sotto processo la Shell. Ma questa compagnia non è oggi sul banco degli imputati. Verrà però certamente quel giorno e le lezioni che emergono da questo processo potranno essere usate come prove contro di essa, perché io vi dico senza alcun dubbio che la guerra che la compagnia ha scatenato contro l'ecosistema della regione del delta sarà prima o poi giudicata e che i crimini di questa guerra saranno debitamente puniti. Così come saranno puniti i crimini compiuti dalla compagnia nella guerra diretta contro il popolo Ogoni".

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