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venerdì 20 aprile 2012

Il dissuasore dell'emigrazione: un mestiere nuovo?

Tutto parte da una mia ossessione. Approfondire e comprendere il reale significato delle migrazioni. Stringendo il campo di ricerca ai flussi che dall'Africa portano all'Europa. Provare a toccare con mano il fenomeno e penetrare i codici e le regole interne che inducono quotidianamente numerosi migranti a spingersi, o provare a farlo, nel nostro continente. Capire le logiche che portano a mettere in ballo la propria vita sobbarcandosi viaggi al limite del sovraumano. Europa percepita alla partenza come porto sicuro, miraggio e occupazione. Ma anche Europa sentita all'arrivo come delusione, sfruttamento e emarginazione.
Ma l'aspetto che mi interessa maggiormente è la rete organizzativa che porta fisicamente il migrante nel nostro continente. Il dietro alle quinte dell'emigrazione.  Nel nostro viaggio virtuale si incontra così la figura dell'intermediario, il passeur, che assume diverse definizioni: tchaga, connection man, cokser. Le persone che si riconoscono in queste etichette costituiscono l'anello di congiunzione tra chi fornisce il servizio del viaggio e chi ne vuole usufruire. Senza dimenticare i ruoli degli autisti e dei recruteurs, i reclutatori che vendono i contatti "giusti" agli exodants.
C'è, però, qualcosa che colpisce ancora di più la mia attenzione: il meccanismo attraverso il quale si dissuade il migrante a compiere il viaggio della vita. L'ottimo reportage di inchiesta "A sud di Lampedusa" di Stefano Liberti ha, almeno in parte, risposto a qualche mia domanda. Molto spesso quest'opera di dissuasione è frutto di accordi segreti tra Paesi. Italia e Libia per qualche anno, a partire dal 2000, ne sono stati un esempio. Lampante ma celato nello stesso tempo, per volontà dell'asse Berlusconi - Gheddafi.
Ma c'è un'altra figura "creata" ad arte da alcune organizzazioni non governative attratte dalla prospettiva scintillante dei fondi europei: il "dissuasore". Mestiere nuovo - verrebbe da dire. Il dissuasore sarebbe il frutto di un progetto di sensibilizzazione finanziato dalla Commissione Europea a cui aveva aderito insieme a due organizzazioni maliane. Ma in cosa consiste il suo lavoro? Semplicemente nel persuadere i propri connazionali, mediante l'ausilio di giganteschi cartelloni stradali indicanti diversi pericoli (AIDS, abusi sessuali, sete, schiavitù, tratta, morte) a non effettuare il viaggio. Ecco quindi svelato il programma "Verità sull'immigrazione illegale verso l'Europa": provare a contrastare l'arrivo di migranti sul suolo europeo fingendo di avere a cuore i rischi cui gli stessi sono sottoposti. Niente di più semplice. Niente di più subdolo.

1 commento:

  1. farewell orwell21 aprile 2012 16:35

    Questa del dissuasore proprio non la sapevo...
    Vado decisamente off topic, cosciente anche di risultare eccessivamente retorico, sperando però di contribuire alla riflessione da un altro punto di vista.
    Per quanto riguarda la musica è ormai da almeno un millennio che l'unica carta d'identità esistente è quella della Nazione Mediterranea. Il risultato evidente del continuo intreccio fra le tradizioni musicali è una realtà in cui i confini svaniscono e in cui il mescolarsi dei suoni e l'accavallarsi dei ritmi da vita a un'unica periferia di energie traboccanti.
    Da una sponda all'altra, dal nord europeo al centro dell'Africa, tutto sembra dialetto di un'unica lingua musicale, per cui il Bouzouki, di origine greca, è suonato anche sulle verdi pianure irlandesi, la Zurna egiziana la troviamo in Creuza de ma' di De Andrè e molti strumenti, melodie e ritmi della tradizione araba sono alla base di molta musica popolare del sud della nostra Italia, per fare solo pochi esempi. Inoltre, dalla black music al jazz, dal funky al raggamuffin, la musica del mediterraneo sembra fatta apposta per accogliere a sua volta sonorità e ritmi di tutto il mondo.
    Lo sa molto bene Eugenio Bennato, uno dei nobili "guardiani" delle tradizioni musicali, che di questo concetto fa da molti anni la sua bandiera e la sua "battaglia" culturale, così ben riassunta da "Che mediterraneo sia".
    Mi sembra utile citare le sue dichiarazioni dopo l'uscita dell'album "Grande sud":

    "Questo nuovo lavoro è un prosieguo del percorso precedente, è un allargamento dell'orizzonte mediterraneo a più lontane latitudini, e in particolare alla intensa e misteriosa Africa, dove colloco una mitica sponda che custodisce la fonte di tutte le leggende, e il segreto di un suono battente primitivo che attraverso deserti e mari viaggia e si diffonde e arriva fino a noi, fino alle nostre sponde, che risuonano così di antiche tammorre e chitarre, nelle campagne ricche di arte e di cultura. Da Napoli al Gargano alla Calabria quelle voci quelle melodie e quei balli mi portano ad Algeri, a Orano a Casablanca, e poi più in là al Cairo, in Etiopia, in Mozambico. Ogni tappa è una scoperta e un riconoscimento, lungo il filo di un'emozione e di un'idea, in un percorso alternativo rispetto alla devastante logica del business e dell'appiattimento globalizzante, contro la quale silenziosamente combattono i tamburi di ogni villaggio".

    Alcuni splendidi esempi (a mio parere) di "groove" mediterraneo senza confini, buon ascolto:
    - http://www.youtube.com/watch?v=JAzgANpo4d4
    - http://www.youtube.com/watch?v=PzmfmaSBxT8
    - http://www.youtube.com/watch?v=RX5XLpUm0uo

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