Osservate questa fotografia. La vostra mente e i vostri ricordi correranno in Svizzera o in Austria. Ebbene, niente di tutto questo. Ci troviamo in Marocco precisamente a Ifrane, piccola cittadina situata a 1650 metri d'altezza sul Medio Atlante. Edificata nel 1929 durante il Protettorato francese venne progettata secondo lo stile architettonico dei paesi alpini tanto da essere soprannominata "la piccola Svizzera". La sua vista è del tutto inaspettata per chi non ne conosce l'esistenza. Per arrivarci bisogna percorrere il primo tratto di una strada di montagna che collega Fès con Marrakech. Il primo impatto con questa cittadina è a dir poco sorprendente e sbalorditivo. I paesi che la precedono non fanno presagire a un cambiamento così repentino. I sensi ne sono colpiti. Le emozioni ne sono una logica conseguenza. Si scopre così un tratto del Marocco inaspettato e del tutto estraneo alle conoscenze preconfezionate e stereotipate che si hanno di questo Paese. Dai mille volti e dai mille colori. Adesso nella nostra tavolozza da pittore che disegna i colori della conoscenza ne possiamo, con certezza, collocare uno in più: il bianco della neve di Ifrane.Una finestra sul mondo dell'informazione, senza tende. Culture, società e temi d'attualità a confronto. Eliminando gli stereotipi, smascherando i media, la politica, l'opinione pubblica.
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domenica 22 aprile 2012
Saluti dalla Svizzera. Anzi no, dal Marocco
Osservate questa fotografia. La vostra mente e i vostri ricordi correranno in Svizzera o in Austria. Ebbene, niente di tutto questo. Ci troviamo in Marocco precisamente a Ifrane, piccola cittadina situata a 1650 metri d'altezza sul Medio Atlante. Edificata nel 1929 durante il Protettorato francese venne progettata secondo lo stile architettonico dei paesi alpini tanto da essere soprannominata "la piccola Svizzera". La sua vista è del tutto inaspettata per chi non ne conosce l'esistenza. Per arrivarci bisogna percorrere il primo tratto di una strada di montagna che collega Fès con Marrakech. Il primo impatto con questa cittadina è a dir poco sorprendente e sbalorditivo. I paesi che la precedono non fanno presagire a un cambiamento così repentino. I sensi ne sono colpiti. Le emozioni ne sono una logica conseguenza. Si scopre così un tratto del Marocco inaspettato e del tutto estraneo alle conoscenze preconfezionate e stereotipate che si hanno di questo Paese. Dai mille volti e dai mille colori. Adesso nella nostra tavolozza da pittore che disegna i colori della conoscenza ne possiamo, con certezza, collocare uno in più: il bianco della neve di Ifrane.martedì 17 aprile 2012
Turismo e sostenibilità: un binomio possibile?
"Il vero viaggio di scoperta
non consiste nel cercare
nuove terre ma nell'avere
nuovi occhi".
Marcel Proust
Turismo e sostenibilità: binomio che stride in un'epoca come la nostra, frutto di un processo inarrestabile di globalizzazione e di una logica di mercato che vuole tutto e subito.
Ma un binomio altrettanto affascinante e suggestivo che parla di valori: identità, rispetto e riconoscenza. Valori che, se lasciati affiorare nella loro purezza e semplicità, sono capaci di offrirci in cambio un dono raro e prezioso: la ricchezza. Una ricchezza interiore, un accrescimento culturale intessuto di ricordi, scoperte, emozioni. Ricchezza sì ma senza prezzo. Il turismo è fonte di ricchezza, lavoro, ammodernamento. Ma, talvolta, il suo sviluppo, a fronte di indiscussi "benefici", avviene in modo scellerato, producendo risvolti dannosi per l'ambiente, il territorio e le comunità locali. E' pertanto necessario coniugare il giusto equilibrio tra le aspettative del turista senza dimenticare il rispetto dell'ambiente oltre a garantire una più equa ripartizione della redditività ottenuta dalla gestione del flusso turistico. Il tutto si gioca su un filo sottile. Occorre non spezzarlo. E' necessario intraprendere un viaggio in cui il confronto diretto con luoghi e persone siano la chiave di accesso per una conoscenza più pura. Il turismo sostenibile non deve però cadere nella trappola di rimanere confinato all'interno di nicchie elitarie. Può e deve diventare un modo alternativo di fare vacanza di massa. Ma il cambiamento deve essere sinonimo di maggiore apertura mentale. E' doveroso andare oltre gli stereotipi e le false e superficiali convinzioni che popolano il nostro presunto sapere per comprendere al meglio le numerose culture e i popoli. La distanza fisica e mentale deve essere abbattuta. Il viaggio deve essere integrazione della diversità. Perché, ricordando Gandhi "dobbiamo essere noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo".
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