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giovedì 7 giugno 2012

Alfonso Papa e i 944 ladroni


Il lupo perde il pelo ma non il vizio. I proverbi italiani difficilmente sbagliano. Questo vale a maggior ragione quando si parla di politica. Con il consenso dei nostri nonni, si potrebbe azzardare una leggera modifica al noto detto popolare: il parlamento cambia il governo ma non il vizio. Mentre le casse dello Stato si svuotano – nonostante l'aumento delle tasse –, i tecnici "sistemano" il paese e le famiglie piangono, i politicanti proseguono con l'unica cosa che sono in grado di fare: pararsi il culo a vicenda. Il 6 giugno il Senato ha bloccato l'arresto di Sergio De Gregorio, con 169 voti a favore contro 109. Nonostante il Pd, l'Udc e la Lega si fossero dichiarati favorevoli all'arresto, qualcuno, in perfetto stile italiano, ha deciso di disertare e di offrire uno scudo al senatore del Pdl. I soliti franchi tiratori, protetti dallo scrutinio segreto richiesto dai senatori pidiellini.
Non si vuole entrare nel merito della fondatezza delle accuse poste a carico di De Gregorio. Ma la legge è uguale per tutti: se a un comune cittadino vengono imposti gli arresti domiciliari, nulla può fermare il braccio armato dello Stato. Ma se si entra negli oscuri corridoi di Montecitorio o di Palazzo Madama allora tutto cambia. Le accuse, le denunce e le richieste di arresto sembrano sciogliersi come neve al sole. Non fanno neanche in tempo a varcare le porte dell'aula, che si polverizzano in una nube di ipocrisia e vergogna. In un prossimo articolo proveremo a spiegare questi sentimenti ignoti ai nostri politicanti.
Il buon De Gregorio è solo l'ultimo di una lunga lista. Sono molti gli onorevoli che tengono la loro poltrona bella calda, dopo essere sfuggiti alle grinfie della giustizia grazie all'aiuto dei loro soci. Nicola Cosentino è forse il più famoso – per alcuni famigerato – di questo elenco dei graziati. L'accusa dei pm di Napoli di riciclaggio e corruzione, con l'aggravante del metodo mafioso, non è bastato alla casta per giudicarlo colpevole. Per non farci odiare dai berluscones, citiamo anche il senatore ex Pd Alberto Tedesco, indagato nell'ambito di una delle inchieste della sanità in Puglia e prontamente salvato dai compagni di merende. Ma in questo scenario da sogno per i politicanti italiani, dobbiamo citare il nome dell'unico "sfigato" che è stato mandato in gattabuia: Alfonso Papa, coinvolto nell'inchiesta sulla P4. Il giorno dopo l'arresto, all'entrata della Camera dei Deputati hanno attaccato un quadretto del martire che si è sacrificato affinché altri 944 ladroni si salvassero. Un eroe. A morte i giudici – per par condicio – catto-fascio-comunisti!
Per la prima volta mi sento in dovere di lanciare un appello: togliamo subito l'immunità parlamentare. Non importa se anche altri paesi adottano tale protezione. Ogni sistema funziona in maniera differente e il nostro è chiaramente deviato. Siamo ancora intrisi di tradizioni politiche più vecchie della Repubblica stessa, come il clientelismo e il trasformismo. Inoltre la nostra classe politica è veramente deprimente, ma allo stesso tempo sghignazzante all'idea che qualsiasi reato commettano, nessun organo potrà punirli. Politici con una fedina penale pulita, come Grillo urla a ogni suo convegno, sono una conseguenza della loro effettiva punibilità, anche dopo eletti. Se proprio dobbiamo buttare le mele marce, dobbiamo anche essere in grado di strapparle dall'albero.

domenica 27 maggio 2012

Trafugatori battono pedofili 30 a 9. E la Chiesa vince il campionato: della vergogna.


Alla fine il colpevole, come nei migliori gialli, è spesso il maggiordomo. A destare clamore è che questa volta il colpevole non è un maggiordomo ma il maggiordomo di casa Ratzinger. Il "Corvo del Vaticano" come è stato prontamente battezzato Paolo Gabriele, da sei anni a diretto servizio del Papa. Le colpe a suo carico sarebbero quelle di violazione della corrispondenza di un capo dello Stato e, dunque, attentato alla sicurezza del Paese, la Città del Vaticano. Fiumi di parole su di lui soprattutto da parte dei rappresentanti della Chiesa indignati e fortemente addolorati per quelle carte segrete uscite dall'Appartamento vaticano. Indignati e addolorati o più concretamente preoccupati per la vicenda dei "Vatican leaks"? Mai come adesso la Curia appare ferma e intenzionata a combattere coloro che attentano alla sicurezza pontificia. Parole dure, posizioni ferree, nessuno sconto e pena massima. Qualcuno addirittura ha avuto l'intenzione di rimettere il mandato poi, rassicurato dalla nascente Commissione di inchiesta sui corvi, ha cambiato idea. Vero Bertone? Un affronto questo che ha messo in ginocchio la Santa Sede. Addirittura secondo la stessa <<un vero e proprio colpo di stato>> che ha intaccato, forse irrimediabilmente, l'immagine della Chiesa. Ma cosa conterranno queste carte segrete del Papa? Quali i contenuti? La Chiesa, cerchia ristretta e club tra i più esclusivi al mondo, vacilla. È giunto il momento di maggior chiarezza e trasparenza. Ma intanto per Paolo Gabriele, il capro espiatorio della mala-Chiesa, arriverà presto il conto della giustizia: rischia trent'anni di carcere. Se la pena venisse confermata lo scandalo risulterebbe un altro. Come giustificare i 9 anni e sei mesi per Don Seppia il parroco di Sestri Ponente condannato per violenza sessuale su minore, tentata induzione alla prostituzione minorile e offerte plurime di droga? Per quanto il paragone sia solo potenziale, non essendo ancora stabilita la pena per Paolo Gabriele, è giustizia questa? Ecco il messaggio che passa tra le righe da parte dell'incrinata Chiesa: abusare di minori e reato più lieve rispetto ad una fuga di notizie. Se l'immagine è davvero compromessa la causa non è certo attribuibile al mistero della carte segrete. Se la credibilità della Santa Sede è andata perduta le cause sono senz'altro più profonde e senza dubbio meno allo scoperto. Il corvo è innocuo rispetto ad uccelli rapaci. E la Chiesa trema. O , forse, trama.