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lunedì 2 luglio 2012

La Chiesa cattolica: sia lodato il porno!


La pietra dello scandalo si chiama Weltbild. O forse è la stessa Chiesa cattolica. Ma andiamo con ordine. Weltbild è la più grossa casa editrice tedesca. Distribuisce libri, dischi, film. Fin qui niente di strano. Distribuisce romanzi erotici e controlla per un terzo un portale dove vengono venduti Dvd pornografici. Restando ancorati ai libri, ben 2500 titoli tra i libri venduti dalla casa editrice presentano contenuti erotici. Ma anche questa è una libera scelta dettata dal mercato. Veniamo al dunque. Tenetevi forte. Weltbild è posseduta al 100% dalla Chiesa cattolica tedesca. Non ridete. Ve lo riscrivo. Weltbild è proprietà della Chiesa. Il sorriso si fa amaro. A nulla è servito il pandemonio mediatico scoppiato l'anno scorso in Germania che aveva portato la Chiesa sul punto di vendere la casa editrice in nome di di una sacrosanta liberazione dalle “scandalose” attività. Per poi nel giro di un anno far cadere tutto nel dimenticatoio e rimangiarsi la parola. C'è stata solo una novità: le partecipazioni azionarie del gruppo Weltbild sono state tutte trasferite in una fondazione. Sempre in mano alla Chiesa. Ma con la crisi galoppante il clero non ha saputo rinunciare al business. D'altronde si parla di cifre importanti. L’anno scorso l’azienda ha avuto un fatturato di un miliardo e seicento milioni di euro. Questa volta siamo noi ad invocare una preghiera: un po' di coerenza. La crisi, anche per quest'anno, può aspettare. Sia benedetta la Weltbild.

domenica 27 maggio 2012

Trafugatori battono pedofili 30 a 9. E la Chiesa vince il campionato: della vergogna.


Alla fine il colpevole, come nei migliori gialli, è spesso il maggiordomo. A destare clamore è che questa volta il colpevole non è un maggiordomo ma il maggiordomo di casa Ratzinger. Il "Corvo del Vaticano" come è stato prontamente battezzato Paolo Gabriele, da sei anni a diretto servizio del Papa. Le colpe a suo carico sarebbero quelle di violazione della corrispondenza di un capo dello Stato e, dunque, attentato alla sicurezza del Paese, la Città del Vaticano. Fiumi di parole su di lui soprattutto da parte dei rappresentanti della Chiesa indignati e fortemente addolorati per quelle carte segrete uscite dall'Appartamento vaticano. Indignati e addolorati o più concretamente preoccupati per la vicenda dei "Vatican leaks"? Mai come adesso la Curia appare ferma e intenzionata a combattere coloro che attentano alla sicurezza pontificia. Parole dure, posizioni ferree, nessuno sconto e pena massima. Qualcuno addirittura ha avuto l'intenzione di rimettere il mandato poi, rassicurato dalla nascente Commissione di inchiesta sui corvi, ha cambiato idea. Vero Bertone? Un affronto questo che ha messo in ginocchio la Santa Sede. Addirittura secondo la stessa <<un vero e proprio colpo di stato>> che ha intaccato, forse irrimediabilmente, l'immagine della Chiesa. Ma cosa conterranno queste carte segrete del Papa? Quali i contenuti? La Chiesa, cerchia ristretta e club tra i più esclusivi al mondo, vacilla. È giunto il momento di maggior chiarezza e trasparenza. Ma intanto per Paolo Gabriele, il capro espiatorio della mala-Chiesa, arriverà presto il conto della giustizia: rischia trent'anni di carcere. Se la pena venisse confermata lo scandalo risulterebbe un altro. Come giustificare i 9 anni e sei mesi per Don Seppia il parroco di Sestri Ponente condannato per violenza sessuale su minore, tentata induzione alla prostituzione minorile e offerte plurime di droga? Per quanto il paragone sia solo potenziale, non essendo ancora stabilita la pena per Paolo Gabriele, è giustizia questa? Ecco il messaggio che passa tra le righe da parte dell'incrinata Chiesa: abusare di minori e reato più lieve rispetto ad una fuga di notizie. Se l'immagine è davvero compromessa la causa non è certo attribuibile al mistero della carte segrete. Se la credibilità della Santa Sede è andata perduta le cause sono senz'altro più profonde e senza dubbio meno allo scoperto. Il corvo è innocuo rispetto ad uccelli rapaci. E la Chiesa trema. O , forse, trama.


venerdì 25 maggio 2012

L'omertà della Chiesa: che (s)clero!


«Nell'ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale, né di incaricato di pubblico servizio, non ha l'obbligo giuridico di denunciare all'autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti di pedofilia». A parlare è il segretario generale della Cei (Conferenza Episcopale Italiana), monsignor Mariano Crociata. Quante volte ancora dobbiamo ascoltare queste dichiarazioni senza batter ciglio? Quante volte dobbiamo mettere la testa sotto la sabbia? Perché solo in Italia si possono fare certe affermazioni, senza nemmeno provare un filo di vergogna?
Ogni giorno ci scandalizziamo nel vedere fatti di cronaca nera e scandali vari proiettati senza sosta sul piccolo schermo. Eppure la pedofilia scatena sempre grande indignazione nell'opinione pubblica. Ci vuole una correzione, non sempre. Mai quando questa è associata al clero. Almeno nella nostra penisola. Ma se la pedofilia è praticata in altre culture scatta automaticamente lo sdegno. Meglio proiettare sempre verso l'esterno la quantità di odio giornaliera. Quante volte abbiamo condannato i musulmani? Non tanto per la pratica della poligamia, quanto per la possibilità data agli anziani di sposare ragazzine in odore di pubertà.
Non è accettabile che l'ordinamento ecclesiastico – che non coincide con quello italiano e il monsignor Crociata se ne farà una ragione – possegga ancora tali privilegi. Non siamo più nel Medioevo e i risultati ottenuti con l'affermazione di uno Stato di diritto non possono essere appallottolati e gettati in un cestino. I preti non sono una "super casta" che può operare in totale libertà, non-curandosi delle leggi e dando punizioni personali ad hoc. Allora perché accettare la coesistenza dell'ordinamento italiano e di quello ecclesiastico, e non tollerare il sistema dei rom? Anche questa comunità pretende autonomia e l'adozione di regole proprie ma, che piaccia o no, per il principio della sovranità territoriale dello Stato non è possibile. Non si tratta di moralità, filosofia o demagogia. In questa sede non si vuole delegittimare la figura del prete ne promuovere una guerra contro la Chiesa. Ma la violenza sessuale ai bambini è uno schifo e non può passare inosservato. È necessaria una pena seria e concreta. Troppo facile confessarsi a un vescovo ed essere spediti tra i monti a espiare i propri peccati. Si presenterebbero così due reati: oltre alla pedofilia, il concorso di reato del vescovo. Invece no. Tutto rimane come prima. Passate due settimane chi si ricorda più del prete pedofilo? La memoria rimane solo nei bambini a cui è stata strappata l'infanzia, prima dai loro aguzzini poi da chi è interessato a stendere un velo di omertà sulla vicenda.
Una notizia ci "allieta". Nei primi giorni di febbraio 2012, papa Benedetto XVI condannò nuovamente la pedofilia nell'ambiente cattolico. Durante il suo "regno" avrebbe potuto cambiare l'ordinamento, obbligando i vescovi a denunciare alle autorità competenti questi casi, ma si è guardato bene dal farlo. Troppo spesso il sommo pontefice di Roma ha parlato irresponsabilmente. Ma basta guardare il Vaticano e conoscere il vero messaggio cristiano per comprendere l'unica grande verità: quanta ipocrisia.