Un nuovo tipo di giornalismo è possibile. www.ilsegnonews.it
Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post

domenica 15 luglio 2012

Vento rock dalle Langhe

Metti un sabato di luglio, giallo e vibrante. Metti tante persone, soprattutto ragazzi in un piccolo borgo delle Langhe. Metti una serie di nomi in cartellone da capogiro: da Don Gallo alla Littizzetto, da Ammaniti a Verdone, da Zucchero a Vinicio Capossela, dai Subsonica a Moni Ovadia, da Lella Costa ed Ezio Mauro, da Mario Calabresi a Philippe Daverio. E poi mettici dentro la musica internazionale: da Boy George alla Signora ed il Signore del Rock: Patti Smith e Bob Dylan. Mettici tutto questo, tanta cucina sincera e generosa, un vino rosso da invidia e degli abitanti che sono felici di vederti, ti tengono i sacchetti in custodia, ti fanno passare per una band – che è un po’ quello che in fondo avevi sempre sognato – facendoti parcheggiare comodo comodo, in cambio di un passaggio, si affacciano alla finestra per darti la carica, con un sorriso che non sente tutte le 80 e passa primavere che ha e col pugno alzato mentre l’altra mano, la destra, sventola l’Unità.
Ecco metti tutto questo, dal mattino all’alba. E poi mettitici tu. Barolo. Collisioni Festival.
C’è caldo, c’è caos, c’è gioia, c’è tutto il colore e l’energia di cui hai bisogno. Bimbi con le facce dipinte, tu che pensi: “ cavolo, la voglio anch’io!” – Cantine aperte ad ogni angolo. Punti incontro in ogni piazzetta: ti fai largo a fatica davanti ad un’ emozionata Patti Smith che si da ai reading nell’affollatissimo pomeriggio. La verità però la senti sulla pelle, e negli occhi di tutti quelli con te: Patti stasera canta. Siamo tutti lì per lei, due ore dopo! Nel mentre scopri che c’è uno dei musei più geniali d’Italia: il museo del vino. Grazie ai Marchesi Falletti per il Castello che ci hanno lasciato, grazie a François Confino, per il suo allestimento a dir poco meraviglioso. Con le suggestioni rubine del Barolo doc, le degustazioni ad ogni respiro e la chitarra o la voce del gruppo locale o meno che accompagna ogni tuo passo, improvvisamente senti salire l’adrenalina. Nel lento scorrere di una giornata intensa e mai ferma ma immersa nel rilassante godimento, mattone per mattone, parola per parola, ad un certo punto sale l’agitazione da attesa, da “concerto-che-non-vedi-l’ora-che-cominci” e ti butti alla caccia del tuo veloce pasto, perché ti aspetta la Piazza Rossa.
Mentre scendi la strada che ti ci porterà, t’imbatti nello stand che meglio rappresenta quella leggera sensazione di collisione che avverti dopo sette ore di energica vitalità, “siamo alla frutta”: bicchieri di anguria e pesche.
Arrivi sul ciglio della piazza: suona Vinicio. Seduti a bere Barolo e mangiare frutta. Poi il ballo di San Vito: tutti in piedi a cantare. E poi. Beh, poi arriva il momento: Patti al microfono! Coi suoi capelli al vento, la sua giacca da uomo scura, le sue mani e le sue gambe che nervose tengono il tempo mentre canta: la sua voce anni ’70, la sua forza, nelle luci rosse, che picchiano su di lei, sul castello, su di noi. Ed infine, people have the power . Liberatorio. Tutti a cantare, tutti a ballare, tutti a saltare!
Don’t forget it!” – dice lei. “The answer is blowin' in the wind” – dirà lui due sere dopo, con la sua voce calda del Minnesota.
Il vento è arrivato, e non lo dimenticheremo. – diciamo noi, che siamo qui.
Ciao Patti, ciao Bob, ciao Barolo.

(Cvd, Cassandra Voleva Dire)

domenica 6 maggio 2012

Che Carica...mento!

Genova. «Il nostro motto è voi pedalate e noi suoniamo». A parlare è il direttore della Banda di Piazza Caricamento, Davide Ferrari, durante il concerto organizzato venerdì 4 maggio al Teatro dell'Archivolto. «Il Ri-Ciclo Music non è solo un progetto che prevede l'alimentazione dell'impianto audio tramite l'energia dinamica prodotta dalle biciclette – prosegue Ferrari – ma l'obiettivo è anche di ricostruire strumenti con oggetti che si trovano per strada». Non è un caso che a un certo punto ci si accorge di un boccione dell'acqua utilizzato come percussione. In questo senso il termine Ri-Ciclo Music assume un doppio significato. A illustrare i risultati di questa invenzione è stato Hicham Lahyani, il co-responsabile del progetto, che tra un brano e l'altro trasmette un messaggio che viene letto davanti a tutta la platea: «Il consumo di questa sera è stato di 1 Chilowatt all'ora e le emissioni di CO2 sono pari a zero. Il teatro ringrazia per il risparmio». È l'obiettivo della Echo Art, ossia l'unione di musica ed ecologia.
Lo spettacolo è stato elettrizzante. Il pubblico finisce di prendere posto e le luci del teatro si spengono. Il sipario si apre e ciò che rivela il palco è curioso e, inevitabilmente, strano. Otto ciclisti, volontari del pubblico, sono in sella alle bici collegate all'impianto audio. Durante lo spettacolo i pedalatori si daranno il cambio con altre persone della platea, contribuendo a diffondere un grado di partecipazione collettiva molto elevato. La Banda di Piazza Caricamento fa il resto. E che resto!
Canto, ballo e musica. Ecco i tre segreti che svelano il successo di questo spettacolo. Il numero degli strumenti utilizzati non si può calcolare, passando dalla modernità della batteria alla tradizionalità del cajon, dal suono travolgente delle congas a quello psichedelico del thermin. I generi esplorati e ricercati non possono essere definiti. Sarebbe un'offesa al gruppo rinchiuderli in uno stile. La presenza all'interno del gruppo di ben dodici nazionalità differenti lascia intendere che anche la musica assumerà l'aspetto del multiculturalismo. Infatti le sensazioni suscitate sono diverse da canzone a canzone. Ogni singola esecuzione proietta un'immagine personale. Ora siamo in India e un minuto dopo ci ritroviamo in Marocco, passando dalla Grecia e riposando in Messico.
La conclusione è stata esplosiva con tutto il teatro in piedi a ballare. Si sa, il reggae difficilmente trattiene i muscoli del corpo, che si fanno prendere dal ritmo e lasciano scorrere quel senso di libertà nelle vene. Infine, come ultimo pezzo, la rivisitazione di "Rock the casbah" non ha lasciato scampo nemmeno per i più timorosi. All'uscita del teatro un inevitabile sorriso ci fa compagnia sulla via di casa. Ma anche molte riflessioni. La musica può unire le persone, la musica può far dimenticare le differenze, la musica può accompagnare mano nella mano in un nuovo mondo.